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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2019

ODE ALLA GIORNATA ANTICONFORMISTA

Ormai ogni giorno è la giornata mondiale di qualcosa. E’ il trionfo della tristezza: un paganesimo in versione contemporanea, miscuglio di tutto e niente, che elimina l’Avvento nella nostra vita. Qual è la ricorrenza da attendere? Qual è il Sabato del villaggio? Il Natale inizia a fine ottobre e il Carnevale il giorno dopo la Befana e i Santi non s’usano più! In principio fu l’anno polare internazionale: la prima ricorrenza mondiale indetta a fine Ottocento per promuovere la ricerca scientifica nell’Artico e nelle regioni Antartiche. In mezzo c’è un po’ di Global warming, Felini vari e Tapiri; l’11 dicembre è per il Tango, ma niente per gli altri balli e discipline danzanti Poi, a un certo punto della proliferazione succede di toccare le alte vette del genere “Giornate dedicate”: la Giornata mondiale del Dialogo fra religioni e omosessualità per il 13 gennaio. Non parliamo di Memoria, invece, non si parla quasi per nulla del Ricordo (le Foibe). Stando così le giornate, quella mondial

AFFAIRE ONG

C'è chi le chiama genericamente Onlus, chi associazioni umanitarie, in inglese le chiamano charity, sono quelle organizzazioni a cui milioni di italiani fanno una o più donazioni all'anno. Tecnicamente si chiamano ONG - Organizzazioni Non Governative - e sono impegnate soprattutto nella cooperazione allo sviluppo e nell'aiuto umanitario. Ma le Ong quante sono? Solo in Italia sono circa 250, negli anni ’60 erano meno di 20. Nel mondo si stima che operino circa 50mila organizzazioni non governative, che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti e occupano in totale 140 milioni di persone, più del doppio della popolazione italiana. Le Ong, anche se spesso sono associazioni non a scopo di lucro, non sono composte solo da volontari. Le persone che lavorano nelle Ong sono retribuite. Attorno al mondo della cooperazione internazionale gira un vero e proprio business. Ci sono in ballo talmente tanti soldi che in molti casi le ong possiedono capacità finanziarie

STORIA DELLA CONTROCULTURA (2a PARTE) Una generazione di cosmopoliti senza radici

La musica degli anni Sessanta fu lo speciale megafono attraverso cui molti dei messaggi e delle tematiche avanzate dai giovani in questo periodo fecero il giro del mondo. E così sulle note delle canzoni dei Beatles, di Bob Dylan e di Joan Baez gran parte dei giovani del pianeta iniziarono a protestare contro la guerra, contro la società dei consumi, contro l’imperialismo, contro il razzismo. Ma la protesta investì anche i partiti, la scuola e la famiglia, considerate strutture autoritarie, obsolete e gerarchiche inadatte a rispondere alle reali esigenze delle nuove generazioni sempre più scolarizzate ed attente a ciò che accadeva intorno a loro. Quindi, nella seconda metà degli anni Sessanta, mentre i giovani americani contestavano la guerra del Vietnam, mentre i Provos olandesi lanciavano la loro campagna contro il fumo, imprimendo una grande “K”, che stava per “kanker”, su tutti i manifesti che pubblicizzavano tabacco, il fenomeno beat fece la sua prima apparizione nelle grandi pe

LA NORMALE NON E' POI TANTO NORMALE

“La Scuola Sant'Anna ha puntato con convinzione e determinazione sulla Federazione tra Scuole di eccellenza, insieme prima alla Scuola IUSS di Pavia e, successivamente, alla stessa Scuola Normale Superiore di Pisa, mirando in tal modo a migliorare ulteriormente la propria reputazione scientifica e la qualità della formazione, sia sul piano nazionale sia su quello internazionale. La Scuola Normale Superiore esiste ed eccelle a Pisa e nel mondo da 208 anni. Oggi Pisa, con la sua Università, la Scuola Normale e la Scuola Sant'Anna ha tutte le carte in regola per rappresentare un punto di riferimento e di opportunità per i giovani di talento di tutta Italia e anche nel mondo, tenendo conto anche che la totale gratuità delle Scuole di eccellenza consente a tutti ‘i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere i gradi più alti degli studi”, come richiesto dalla nostra Costituzione. La Scuola Sant'Anna seleziona ed accoglie nei propri collegi allievi provenien

BATTISTI, KOMPAGNI E LA SUPREMAZIA CULTURALE

La presunta supremazia culturale della sinistra si è infranta sul Cesare Battisti. Il terrorista più difeso e protetto nella storia italiana. Una vicenda che può chiudersi oggi con il suo arrivo in Italia. In breve, nel 2004, arrestato in quella Francia che lo aveva protetto per lunghi anni grazie alla "dottrina Mitterrand", decine di intellettuali veri e sedicenti firmarono in massa un appello per la sua scarcerazione. Un movimento simile si mise in moto anche nel Brasile di Inacio Lula da Silva in in suo favore questa volta Bernard Henry-Levy e Gabriel Garcia Marquez. Inoltre una nota scrittrice francese, Fred Vargas, in un suo pamphlet, La vérité sur Cesare Battisti, uscito nel 2004, descriveva l’Italia degli anni di piombo come un Paese decisamente più illiberale e autoritario del Cile di Augusto Pinochet, e dipingeva i terroristi rossi come eroi di una guerra civile persa dalla parte giusta soltanto grazie agli arresti di massa: con decina di migliaia di quei “dem

STORIA DELLA CONTROCULTURA (1a Parte)

«La rivoluzione non è un qualcosa legato all'ideologia, né una moda di una particolare decade. È un processo perpetuo insito nello spirito umano» (Abbie Hoffman) Quando parlo di controcultura, parlo di qualcosa che non corrisponde esattamente al significato odierno della parola, che è la traduzione letterale del counterculture americano. Nell’Italia degli anni settanta, il termine controcultura aveva assunto un senso più specifico : si riferiva a una realtà politica nata più o meno a metà strada tra i due grandi movimenti giovanili del 1968 e del 1977, ereditando parecchi contenuti dal primo e anticipandone altri del secondo. Sta forse proprio in questa collocazione ibrida una delle ragioni principali del suo oblio. Eppure la controcultura italiana poteva contare, al sommo della sua gloria (ovvero all’incirca il periodo 1973-74), su una rete di contatti a livello nazionale che copriva l’intera penisola. Ne facevano parte più di un centinaio di gruppi giovanili indipendenti : cent

ROVESCISMO CULTURALE. REVISIONISMO STORICO

La diatriba anacronistica fascismo – antifascismo ha subito una impennata con alcune decisioni discutibili o meno, prese in tema di immigrazione, in merito alla chiusura dei porti. Quel che sconcerta maggiormente è il modo in cui si strumentalizza il richiamo all’antifascismo, indicandolo come elemento fondante della democrazia. Intanto si rischia di aggrovigliarsi in nodi costituzionali a discapito di qualcuno, che umanamente ha bisogno di aiuto e rischia la pelle in mare aperto. Al contempo si mina alle fondamenta della Costituzione italiana. Qui ci si limita a porre accento sull’aspetto culturale di tale diatriba. Più in generale oggi, secondo una parte di opinione pubblica, ricomincia a riaffiorare il pericolo fascista dappertutto. Finanche a palazzo Chigi. Non manca però l’accusa accademica nei confronti di chi ha provato a dare una versione rivisitata culturale del fascismo, colpevoli di rovescismo, piuttosto che revisionismo. E’ però corretto, come questi accademici danno inv

COSA CI VUOLE

Nel nostro paese manca un partito liberale vero, non farlocco, né riproposto sotto forma caricaturale di quel circolo limbico che fu il Pli in un’era storica oggettivamente nemica della libertà, né la riproposizione in forma ludica e monoriferita che fu Forza Italia. E, soprattutto, nulla che abbia a che fare con l’inganno dei “liberali” avvezzi a favorire burocrazie iperdirigiste oppure oligolopoli tecnofinanziari che vivono uccidendo il libero mercato. La necessità di un movimento liberale sta diventando endemica. Si auspica qualcosa come i Tories inglesi o i Repubblicani americani. Qualcosa, o qualcuno, che muova dall’equazione più spazio possibile al diritto naturale dell’individuo, meno spazio possibile allo Stato. La scelta di campo intrattabile in tema di Welfare State sull’unico modello economico che abbia garantito sviluppo duraturo e comprovato all’umanità, il libero mercato. Il salvataggio del liberalismo dall’ideologia liberal. No moltiplicazione di diritti collettivi,

SENZA ASPETTATIVE

C’è una strana frenesia in noi tutti nel dare il benvenuto al nuovo anno, una sorta di riscatto per l’anno appena passato, che sia stato bello, faticoso o gioioso ci si rivolge sempre al nuovo anno con una speranza nel cuore. Ogni nuovo anno arriva con il peso degli anni passati, sa già che deve provare a non deludere, deve essere migliore, deve elargire di più, deve sostenere meglio e arriva allo scoccare della mezzanotte già con una forte ansia da prestazione. Proviamo a metterci nei panni di questo 2019, preoccupati intendo, nel dover per forza fare di meglio. Allora per quest’anno ho scelto di sollevare un po’ dalle responsabilità il 2019, nessuna grande aspettativa, nessuna preghiera, nessuna minaccia, voglio impegnarmi a fare la mia parte, perché si sa che siamo in tanti e qualcosa a questo nuovo anno scapperà di mano. E allora qualche popolo sarà destato di notte dalla terra che trema, qualche famiglia dovrà fare i conti con delle grosse perdite, qualcuno imparerà a sue spese

IL SOTTILE EQUILIBRIO TRA INDIVIDUALITA' ED UNIVERSALITA'

Il dualismo universalità e individualità non è nuovo; come non è nuova la contrapposizione fra società e individuo. Nel campo filosofico, queste due domande profonde hanno avuto risposte profonde. Già al principio del Novecento, Benedetto Croce dava una sistemazione concreta alla dimostrazione che l’universalità nell’arte si raggiunge attraverso l’individualità, e che si riesce tanto più universali quanto più si è individuali. Anche nella sfera dell’azione morale, il conflitto tra l’individuo e la storia si risolveva nella dialettica. “Guardo me stesso come in spettacolo” scrive Croce in un suo capitolo sulla Grazia e il Libero arbitrio, “la mia vita passata, l’opera mia. Che cosa mi appartiene di quest’opera e di questa vita? che cosa posso, con piena coscienza, dir mio? Se un pensiero, sorto in me, è sembrato a me e agli altri un acquisto di verità, esso mi è venuto nella mente per illuminazione; … e, ora mi appare come se mi si sia fatto in me di per se stesso e la mia mente ne