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Revisione del PNRR in favore delle fonti rinnovabili

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EVOLUZIONE DEL SANTINO ELETTORALE

  La fotografia, molto spesso, è come qualcosa di intimo e da tenere, ben lontano da occhi indiscreti.  Mario Cresci, Il fotografo ligure, che trascorse gran parte della sua vita in Basilicata, lasciandoci struggenti immagini della vita contadina e, perfino, del ciclo delle stagioni, scandito dal duro lavoro e dal tipo di coltivazione, quando andava in giro per la Basilicata, o nel cuore del Salento con la sua macchina fotografica, i contadini rifiutavano di farsi fotografare, perché ritenevano che le foto potessero rubare loro una parte dell’anima. E, tuttavia, Mario Cresci, molti ritratti fotografici riuscì a farli, inventando quella che Pasolini definì la fotografia antropologica. Oggi, in tempi di amministrative, in giro per le vie cittadine, ci si sente osservati, in tempi elettorali, da tutti quei manifesti elettorali. Sorrisi ammiccanti, pose da salotto, faccioni che neanche Filippo Lippi o Fernando Botero avrebbero saputo ritrarre meglio. Quei sorrisi forzati, poi, stampati s

RECENSIONE : Un uomo senza Patria - Kurt Vonnegut

  Un uomo senza patria Kurt Vonnegut Edizioni Bompiani   "È la fine di qualunque tipo di buona notizia. Il sistema immunitario del nostro pianeta sta cercando di sbarazzarsi degli esseri umani. Questo è sicuramente il miglior modo per riuscirci". E’ una delle riflessioni sul mondo, che fa Kurt Vonnegut in questo suo libro, che dovete leggerlo come fosse un amico con cui confrontarsi. Attraverso l’analisi della società americana, specchio dell’occidente, inizierete a riflettere sulle condizioni in cui versa il nostro pianeta. Vi accorgerete come venti anni fa erano già attuali. Rifletterete come l’Iraq di ieri non sia poi tanto diverso dall’Ucraina di oggi. Come i governi siano impregnati di potere, ieri come oggi, e come sia netto il legame con le multinazionali, veri aghi della bilancia economica mondiale. Dodici brevi saggi, raccolgono il manifesto di un uomo che non riconosce più la propria patria, poiché si ritiene troppo umano, in una società globale incattiv

LO STATO DELL'ARTE DELLA POLITICA ITALIANA

Se non ci fosse la guerra scatenata da Putin in Ucraina, e soprattutto se non ci fossero le pesanti conseguenze che sta producendo con cui avere a che fare, il governo Draghi e con esso la legislatura sarebbe già finita. La rottura stava per accadere in febbraio, e la visita che il 18 di quel mese Mario Draghi ha fatto a Sergio Mattarella per esternargli tutta la sua irritazione di fronte agli agguati dei partiti e il successivo vertice con i capidelegazione, ne erano stati i prodromi. Tuttavia, il 24 febbraio le truppe russe marciavano su Kiev, aprendo uno scenario inedito e drammatico, che non poteva non condizionare le vicende politiche nazionali in tutta Europa, e in Italia congelare la potenziale crisi di governo. E se anche questo stallo non ha impedito ai partiti, in particolare ai 5stelle ma anche la Lega, di logorare l’esecutivo con atteggiamenti ambigui proprio sulla guerra, è evidente che nessuno può, in questa situazione, prendersi la responsabilità di far cadere il governo

LA PACE "CONDIZIONATA" DI DRAGHI È LA CHIAVE DI VOLTA PER SCONFIGGERE PUTIN

Ci si può sorprendere dall'alternativa "pace" o "condizionatori". Sul piano logico, l'alternativa non sembra funzionare in quanto una "pace" con la Russia porterebbe alla fine della crisi del "gas" e quindi, in questo senso, "pace e condizionatori" andrebbero insieme. Ovviamente, quello che Draghi aveva in mente era l'alternativa tra la "resa" e i condizionatori. E' emblematico però che abbia usato la parola "pace" come un valore assoluto. Per l'Italia è una piccola rivoluzione: non si ricorda un primo ministro che abbia avuto il coraggio di ammettere che la pace, se non accompagnata anche da democrazia e rispetto delle minoranze, non abbia di per sè davvero nulla di positivo. Ma le cause di questa guerra quali sono? La causa principale di questa guerra è da trovare nel cervello bacato di Putin. La geo-politica, l'economia, l'occidente, la nato e gli americani non sono la causa di questa g

L'OCCIDENTE NON PUÒ PERDERE LA FACCIA

 L’Ucraina non può vincere questa guerra. Non vincerà questa guerra. Il diritto all’auto determinazione dei popoli, lo sdegno nei confronti di chi invade un altro paese non cambiano il fatto che l’Ucraina non ha la forza per poter resistere all’assalto di una potenza tanto grande, tanto vasta, tanto immensa, tanto militarmente superiore quale la Russia.  L’Ucraina non può vincere senza la discesa in campo delle potenze occidentali. Ma ciò significherebbe la guerra. Una terza guerra mondiale. Una guerra nucleare. E se ciò dovesse accadere, non avrà più importanza chi aveva ragione, non conteranno più gli ideali, le ragion di stato, l’eroismo della lotta contro l’oppressore. Intere città saranno distrutte, milioni saranno le vittime. Il tributo umano sarà talmente alto da annientare qualunque ragione.  Per quanto privi di senno, i capi di stato non si spingeranno fino a questo punto. Non sarebbe conveniente per nessuno e in fondo tutti lo sanno. Ma non possono neanche perdere la faccia a

IL CONGIUNTIVO, IL LINGUAGGIO E LA SCRITTURA. IDENTITA'

  La lingua è la base del pensiero, più il linguaggio è povero, più il pensiero scompare.  Le parole sono l’arma più potente che abbiamo, sono il mezzo attraverso il quale comunichiamo i nostri sentimenti, i nostri pensieri, con cui diamo un nome alle nostre paure, alle nostre sensazioni, ai nostri dubbi. Come possiamo comunicare e incidere sulla realtà, se non abbiamo parole per tradurre i nostri pensieri? Come possiamo far valere la nostra voce, se la nostra voce è muta perché non ha parole dalle quali attingere? Il congiuntivo sta scomparendo dal nostro parlato. Il congiuntivo esprime una situazione ipotetica, è quindi il modo per formulare delle ipotesi, delle supposizioni, delle teorie. Pensare e parlare utilizzando sempre e soltanto l’indicativo, induce a ragionare soltanto in termini di certezze, a eliminare le supposizioni e i dubbi dal nostro modus mentale. La nostra lingua abbraccia una visione meccanica della realtà, che privilegia la rapidità, la sinteticità, l’immediatezza