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Visualizzazione dei post da Dicembre, 2018

ODIO PATRIO AMOR ESTEROFILO

Nel panorama intellettuale italiano imperversa, ormai da tempo, una inclinazione ad accettare tutto quello che non presenta alcun legame culturale con l’Italia. E addirittura si ritrova in contrasto con quasi tutto il bagaglio intellettuale nazionale. Mediante il principio secondo cui la classe intellettuale dominante riversa la sua visione del mondo sulla massa sottoposta, impegnandosi attraverso “dogmi”, a rendere la società intrisa ed imbevuta di esterofilia colorata. Attraverso la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, è cresciuta in modo esponenziale la quantità di nozioni assimilabili da parte dei cittadini. Altrettanto è scesa la capacità di mettere in discussione i dogmi del pensiero. La matrice di tutto questo è da ricercare nella categoria degli intellettuali odierni, considerati formatori del pensiero comune. Giornalisti, politici, cantanti, attori, artisti chiunque abbia ascendente forte sulla massa, partecipa ad un processo di svilimento della cultura nazionale

C'ERA UNA VOLTA NATALE IN CASA CUPIELLO

Il tempo divora le famiglie, le famiglie sono insiemi fluttuanti, ormai, si compongono, si scompongono, si decompongono. Una volta la casa era il punto fermo della vita. Ora la vita è un punto mobile e la casa è diventata un bene mobile più che immobile, a volte anche un male mobile, dove si radunano le infelicità e le frustrazioni e prendono corpo; si cambia e si trasloca tante volte nella vita, oggi assai più di ieri. E la famiglia è unione fragile e provvisoria. La famiglia si scioglie e ognuno prende la sua strada. I ragazzi son grandi e i grandi tornano single. Chiude la casa dove un tempo viveva una famiglia. vanno via tutti i mobili e gli oggetti di casa, uno dopo l’altro, in una processione di arredi, ricordi e smontaggi. Perduta l’unità della casa, schizzano le sue porzioni. La fine ricorda l’inizio, la casa vuota da cui cominciò. Ora ti scorre davanti, come in un trailer a ritroso, il riassunto di una vita, Ricordi la gioia del trasloco da bambino, la casa da vuotare, il pia

L'INDIVIDUO ANTAGONISTA

Uno dei modelli culturali e comportamentali di riferimento negli anni ’70 è, certamente, stato quello di individuo antagonista. Non è mai stato organicamente concettualizzato e mai si è elevato al rango di vero e proprio paradigma; nondimeno, larga è stata la sua applicazione. Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, non è stato lo spazio della mobilitazione politica quello in cui il modello ha conosciuto la risonanza maggiore. Anzi, sono proprio stati soggetti e luoghi impolitici quelli che ne hanno fatto l’uso più massiccio. Ma procediamo con ordine. Dobbiamo necessariamente muovere dal dato, ormai, largamente acquisito secondo cui l’aggregazione antagonista prevede specifici riti di passaggio che giocano con la morte simbolica del Sé e dell’Altro. Il campo delineato dalla morte simbolica vale come orizzonte di sottrazione alla società regolare ed ai suoi codici. Ed è così che la morte simbolica si prolunga in rifiuto della società. Il rifiuto non è solo una sfida simbolica, ma

LA MUSICA CONTROCULTURALE, IN PIENA CADUTA LIBERA

La musica attuale, ritengo abbia subito una involuzione culturale pazzesca. Partendo sempre dagli obbiettivi che la cultura globale impone in ogni campo, anche il mondo musicale, si può dire investito dall’obbiettivo primario della società. Il profitto. Infatti sin dall’avvento del 68, la musica, sviluppata nei suoi più svariati generi, accostata spesso a forme di anarchia, di libertarismo e di disagio sociale, ha però contribuito a sviluppare il consumismo. A tal punto che ritengo che abbia quasi perso del tutto il valore culturale per il quale essa è nata. E’ vero che la tecnologia ha contribuito a snaturare la melodia dei suoni che fuoriuscivano e fuoriescono dagli strumenti per secoli costruiti e suonati, per far posto a suoni elettronici alterati dai computer e mixer audio. Ma è vero anche che se in passato un musicista esprimeva tutto il suo valore per essere apprezzato dalle platee che assistevano alle composizioni fatte ascoltare, oggi un cantante è scelto sempre dalle platee

IL PRINCIPIO MACCHIAVELLICO

Con Machiavelli l'indagine politica si stacca dal pensiero speculativo, etico e religioso, assumendo come canone metodologico la specificità del proprio oggetto, il quale dev'essere studiato autonomamente, senza essere condizionato da principi validi in altri campi. Per la posizione machiavelliana, incentrata sul principio della scissione tra "essere" e "dover essere", sono importanti: il realismo politico: basato sul principio che bisogna stare alla verità effettuale della cosa, senza perdersi nel ricercare come la cosa "dovrebbe" essere; Machiavelli giunge a dire che il sovrano può trovarsi in condizione di dover applicare metodi estremamente crudeli e disumani; ma quando a mali estremi sono necessari rimedi estremi, egli deve adottare tali rimedi estremi ed evitare la via di mezzo, che è la via del compromesso che non serve a nulla, anzi è sempre e solo di estremo danno. La virtù del principe: le doti del principe sono chiamate da Machiavelli

VERITA' E SINCERITA' NELL'EPOCA DELLA INSURREZIONE DIGITALE

La virtù principale dell’uomo è da sempre la Verità. Ma una virtù più introspettiva è la sincerità. Da quando furono abbattute le barriere architettoniche che la ostacolavano, vale a dire il timore reverenziale, il rispetto, l’autorità, il decoro, il galateo, la paura per la punizione, la sincerità si presenta nuda, sfacciata, a briglia sciolta, nei mille rivoli dei media. Per cominciare, la sincerità è una virtù socialmente pericolosa e difficilmente compatibile con l’amicizia, l’affetto e la simpatia, anche se poco sinceramente si sostiene il contrario. La sincerità è una virtù puerile come lo è la bugia, la cui unità di misura è il naso di Pinocchio che s’allunga. La sincerità più della bugia ha le gambe corte, perché non va lontano, tronca molte relazioni. Il sincero può persistere in tutti i suoi errori, vizi, bassezze; si limita a dichiararli. Chi è sincero può non essere onesto, e chi è onesto può non essere sincero. Se confesso di aver rubato sono sincero ma non smetto di ess

SENSO DELLA CONTROCULTURA

E’ forse questo il tempo dell’avvento nichilistico di cui profetizzava il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche quasi duecento anni fa? Questo è il tempo della scelta: o la rivolta del singolo o il governo del pensiero globale. In che modo oggi si può parlare di Controcultura? E’ possibile che questa parola possa incarnare un senso profondo, possa sperare in un significato fondamentale sullo sfondo politico e sociale italiano ed Occidentale? Per pensare la Controcultura, non posso che avvicinarmi al termine “cultura”. Ne trovo in primis, un’accezione che conduce a termini quali arte, filosofia, letteratura, cinema. Tutte forme e sfaccettature di una cultura che, sempre più lontana dal mondo reale e distaccata dall’ambiente giovanile, è divenuta per quanto riguarda il campo istituzionale, o accademico, una forma chiusa dalla quale attingere nozioni morte, mentre nel contesto del singolo o dell’acculturazione individuale, una carcassa svuotata di senso e commercializzata ai fini del pro

GLI ALBERI MONUMENTALI ITALIANI

Una ricchezza non solo ambientale, ma anche culturale Un terzo del suolo italiano è coperto da boschi e foreste, che trattengono circa un miliardo e 782 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Secondo una stima della guardia forestale, sarebbero 12 miliardi gli alberi italiani, con un incremento dello 0,3 per cento, rispettando in pieno il protocollo di Kyoto. Entro il 2012 l'Italia potrà detrarre 10,2 tonnellate dal bilancio nazionale delle emissioni e così avrà un risparmio energetico variabile tra i 750 milioni ed il miliardo di euro. Tra le regioni più boschive, secondo l'inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi forestali di carbonio, ci sono la Liguria e il Trentino; viceversa tra le meno ricche di alberi ci sono la Puglia e la Sicilia. Tra i 1255 alberi definiti "di maggior interesse ambientale e culturale", 460 sono dislocati al Nord, 555 al Centro e 240 al Sud. Avete letto “di maggior interesse culturale”, perché gli alberi sono esseri viventi

PERDITA DI CONCENTRAZIONE O AUMENTO DI CREATIVITA'

In treno mi è capitato di avere accanto, durante un viaggio, un tipo tutto intento a lavorare col suo portatile. Concentrato nella scrittura, ho osservato che in realtà perdeva di concentrazione, vagando nel web alla spasmodica ricerca di qualcosa che mancava per portare a termine il suo lavoro. Questo ha rafforzato la già salda idea che il web provoca problemi di concentrazione. Non si riesce a terminare di leggere un testo, che un link sposta la concentrazione ad un altro testo. Mentre si legge un libro o si parla con qualcuno, ecco che una mail, o una notifica distoglie l’attenzione. Nel mondo web il centro lo si può considerare ovunque, dunque da nessuna parte. Si corre il rischio che perdendo concentrazione si perda identità. Le comunità classiche, come le città, hanno posto al centro degli agglomerati, dei luoghi tipici ed individuabili. Il campanile di una chiesa, oppure una torre, attorno a cui naturalmente ci si incontra. Oggi però le persone tendono a disperdersi perché

POLITICA QUESTA SCONOSCIUTA

Il termine politica deriva dal greco pólis (città-Stato) per indicare l'insieme delle cose della "città", gli affari pubblici (res publica) e, insieme, la conoscenza della cosa pubblica e l'arte del loro governo. Quindi originariamente e in senso proprio la politica non indica l'esercizio di un potere qualsiasi sugli uomini, ma, già con Aristotele, solo quel tipo di potere che esercitandosi su uomini liberi e uguali si fonda sul loro consenso e ha per fine il bene non solo dei governanti, ma anche dei governati. La politica è stata considerata (per esempio, da Aristotele e Tommaso d'Aquino) come una dimensione naturale dell'uomo, la sola che garantisce le condizioni entro cui può realizzarsi la pienezza della vita umana. Secondo altri autori (per esempio, T. Hobbes), è invece una costruzione artificiale dell'uomo per garantire la sicurezza della sua vita. Nella politica si possono distinguere: 1. un aspetto teorico, che studia criticamente le forme di

BORGHESIA 2.0

In merito ai “Si Tav” che hanno manifestato a Torino, Beppe Grillo effettua una Ode alla Borghesia, in chiaro tono polemico sul suo blog, considerando i manifestanti “borghesucci benpensanti che nella Tav vedono l'ingresso dell'Italia nel mondo che conta”. Premesso che si può non essere d'accordo con l’argomento preso in considerazione dal leader pentastellato, una parola (benpensante) orbita intorno al concetto odierno di borghesia. Ammesso che sia un concetto ancora valido. Nel suo primo teatro-spettacolo intitolato appunto I Borghesi, Giorgio Gaber, lui stesso borghese, cantava la famosa ai tempi canzone omonima : i borghesi son tutti dei porci, piu' sono grassi piu' sono lerci. A quei tempi la famiglia era considerata una camera a gas, la borghesia la classe da distruggere e lo Stato un nemico da abbattere o cambiare radicalmente. Oggi non si sente piu' parlare di borghesia. la contestazione è finita. il riflusso ha operato a lungo. La lotta di classe è sta