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LA MUSICA CONTROCULTURALE, IN PIENA CADUTA LIBERA

La musica attuale, ritengo abbia subito una involuzione culturale pazzesca. Partendo sempre dagli obbiettivi che la cultura globale impone in ogni campo, anche il mondo musicale, si può dire investito dall’obbiettivo primario della società. Il profitto. Infatti sin dall’avvento del 68, la musica, sviluppata nei suoi più svariati generi, accostata spesso a forme di anarchia, di libertarismo e di disagio sociale, ha però contribuito a sviluppare il consumismo. A tal punto che ritengo che abbia quasi perso del tutto il valore culturale per il quale essa è nata. E’ vero che la tecnologia ha contribuito a snaturare la melodia dei suoni che fuoriuscivano e fuoriescono dagli strumenti per secoli costruiti e suonati, per far posto a suoni elettronici alterati dai computer e mixer audio. Ma è vero anche che se in passato un musicista esprimeva tutto il suo valore per essere apprezzato dalle platee che assistevano alle composizioni fatte ascoltare, oggi un cantante è scelto sempre dalle platee, ma più vaste, oserei dire globali, attraverso un televoto, si stabilisce il gradimento del pezzo proposto e della voce espressa per cantarlo. Il successo di un cantante, oggi, viene determinato anche dal numero di scaricamenti del video o del file musicale della propria canzone postato sul web. Certo è che il mondo musicale accusa certamente una flessione proprio in funzione del free download. Ma il fatto di essere accessibile a tutti, credo che determini l’impoverimento del valore culturale della musica stessa. I format musicali televisivi, contribuiscono a determinare l’andamento delle vendite e quindi con esso ad influenzare i generi musicali. In Italia da un po’ di tempo prova a farsi spazio il Rap. Che vorrebbe essere un genere controculturale di protesta contro il sistema dominante della società attuale. Un “maestro” di questo genere è senza dubbio un Rapper italiano di nome Fabri Fibra, che in passato ha lavorato ad un disco il cui titolo è proprio “Controcultura”. Fabri Fibra è uno che a sentirsi dare del coglione gode tantissimo perché “cazzo cioè mi fate pubblicità”; gode tantissimo a darselo pure da solo, del coglione, e su metà delle canzoni del nuovo disco ci ha incollato in appendice delle finte interviste ai passanti per strada che confermano tutti quanti “in effetti sì pure a me sembra un coglione” – ed è bravissimo, per carità, centinaia di migliaia di dischi, è un fenomeno – ci gode tantissimo perché secondo lui “Fabri Fibra coglione” sarebbe nient’altro che la reazione stizzita dei vigliacchi benpensanti (e dei reppe’ da strapazzo sonosoloinvidiosi) che non digeriscono la sua audacissima furia iconoclasta; questo solo per dire che non c’è da preoccuparsi, lasciate stare gli assurdi contorsionismi anti-querela e andate tranquilli, se vi va chiamatelo direttamente così, coglione, che è molto più pratico (e lui gode ed è felice). Ma veniamo al dunque. Fabri Fibra ha pubblicato un disco, Controcultura, che “si basa su un concept” che fa così: La controcultura è tutto il contrario di quella che è la cultura dominante, cioè una bella immagine ma con zero contenuto. Controcultura invece è una pessima immagine e però col contenuto forte Sembra che Fabri Fibra abbia le idee chiarissime! Ha imparato la formuletta d’effetto Immagine VS Contenuto e la ripete a pappagallo in dozzine di interviste – ma che cosa vorrà dire esattamente? Sarebbe capace di spiegarcelo nel dettaglio? C’è una intervista in cui Fabri Fibra annaspa nel tentativo di sviluppare il concetto di “pessima immagine”, dice: “una pessima immagine cosa vuol dire… già la copertina… quindi già se mi arrivano commenti con scritto eh ma a me la copertina non mi piace… non è che c’è… la copertina è quella cioè, eh, la copertina è quella perché rappresenta la controcultura… non è che se io mi metto con una maglia più figa e a te piace di più la copertina allora la copertina è più hip-hop… è il senso che dà valore alla cosa” E se “pessima immagine” vuol dire questa cosa qua, beh, allora vediamo cosa vuol dire “contenuto forte”. Ho faticosamente estratto il significato più profondo delle diciotto canzoni che stanno dentro Controcultura, una per una, e ho ottenuto una sintesi del disco che fa così: 1) vado in paranoia ascoltando i gabbiani e una musichetta triste; 2) a Striscia la notizia ci sono le mignottone e la gente che pippa piripipiripiripiripippa; 3) i reppe’ italiani sono degli sfigati invidiosi mentre invece il mio reppe è er mejo e manda i messaggi; 4) Marco Carta è frocio e per dirlo userò una elaborata metafora spaziale; 5) faccio i giochi di parole che fanno cagare; 6) sono un complottista; 7) quelli sui forum in rete che mi danno del coglione sono loro i veri coglioni; 8) potevo scoparmi Laura Chiatti; 9) quando dicevo che i reppe’ italiani sono degli sfigati dicevo tutti a parte ovviamente il mio amico Marracash qui presente (bella Marra!) che mi ha portato il fumo; 10) la televisione mi fa cagare ma me ne fotto perché tanto io ho il satellite; 11) …; 12) l’ho già detto che sono il reppe’ numero uno? cazzo io spacco; 13) magari voi pensate che io mi sia venduto alle major meinstrimme perché vado alla tele, AH AH AH, ma io lo faccio apposta per distruggere il sistema dall’interno (non l’avevate capito? coglioni!); 14) beccatevi questa lista della spesa di impegno civile: parcheggi in spiaggia per tutti ed energia solare appalla cazzo; 15) mi invidiate perché sono famoso, eh? merde; 16) mi scoperei tutte; 17) avete paura di me, eh? perché il mio reppe è er mejo, non so se l’ho già detto; 18) Mazinga in polizia. Come vedete, i temi principali che attraversano tutte quante le canzoni di Controcultura (escludendo insensatezze e vaneggiamenti vari) sono i seguenti: io sono er mejo reppe’ il più furbo di tutti; il mondo è marcio / qualunquismi vari / mi faccio le canne; sono un bimbominkia teledipendente anticonformista. E adesso, allora, vediamo una selezione dei reppeggiamenti più pregnanti, i più comici, così capite per bene cos’è che vuol dire “contenuto forte” – cominciamo col tema “io sono er mejo reppe’ e il più furbo di tutti” (i reppeggiamenti che vi citerò sono presi da diverse canzoni, li ho raggruppati io): - io non assomiglio a nessuno, sono come il sapore del fumo - sono avanti come un Porsche in diamanti - il mio reppe è ultra - sono avanti come chi dà il culo, canto roba scritta nel futuro - punto a essere famoso come gli involtini in Cina - Fabri Fibra è tanta roba il suo reppe è intelligente, fa pensare : - il mio reppe è come un cellulare invia messaggi - il reppe al cervello fa gli idromassaggi - attacco lo spinotto alla corteccia cerebrale inizia il matrix - ragazzine smandroppe io col reppe faccio il popper [rumore di risucchio] l’intelligenza del suo reppe è dimostrata del resto anche dalla forma studiatissima dei virtuosismi poetici, mozzafiato, - ho visto Giusy Ferreri guidare un Ferrari con di fianco Ferrara che mangiava un Ferrero - ho parlato col Diavolo mi ha detto delego mi si è presentato in forma di Paola Perego sopra una Peg Perego - le schede SIM salabim sotto la mia pelle inviano dati - c’è chi spende i soldi al casinò in certi casi sì e in certi casi no gli altri reppe’ italiani invece sono scarsissimi : - mi chiedi chi sa fare il reppe italiano si contano sulle dita di una mano - io coi vostri testi ortodossi mi ci pulisco il culo - il mio disco è ossigeno il tuo sembra scritto da Topo Gigio i reppe’ italiani fanno tutti cagare tranne il suo amico Marracash che gli ha portato in regalo un pezzettino fragrante di fumo quello bbono (la canzone inizia appunto coi due che s’accendono un cannone) il Marra è un virtuoso forse persino più ispirato di Fabri Fibra e infatti in mezzo minuto, toh, ti sfodera là un colpo di genio che vale da solo tutto il disco, odio i figli di Pooh e i figli di pà, mi intendi, a tutti questi dico fuck fuck fuck Facchinetti A Fabri Fibra non gli riesce mai di essere così strepitosamente virtuoso, se la cava così così: - sono folle, scrivo e dribblo, triplo come Ken Follet - rispondo alle domande insicuro sì no sì, scatta la sinossi - escort anagramma di sterco… stiamo tranquilli? - l’analista risolverà il mio caso, puoi chiamarmi Cluedo - la musica in rete è come la ganja, compressa ma siccome Fabri Fibra è un musicista colto, si rifà esplicitamente – e ripetutamente – alla classicissima lezione pop del maestro Sugar Fornaciari (quando non sai cosa scrivere, quando non sai come cazzo terminare una rima, quando semplicemente non sai cosa cazzo dire, non c’è che da buttarla in caciara – vedi l’immenso “che cosa vuoi di più? poroporopoppoppero”), e quindi: - reppe’ italiani che perepequaquà quaquaperepè politici italiani che perepequaquà quaquaperepè - arriva il tipo che mi chiede cosa ha fatto in ‘sta faccenda come fossi il pirla che fa piripiripiripì - le ragazze fanno [nitrito] ma se non sei famoso fanno [clacson] - più sogni e meno dai, più dai e meno sogni, prima lo si impara poi pappaparaparapappapara Per quanto riguarda il mondo che è marcio, invece, ci sono tutte le paroline chiave dell’antagonismo prêt-à-porter ficcate qua e là a casaccio e ripetute e ripetute allo sfinimento (c’è cascato pure Marco Travaglio, che a Fabri Fibra gli ha dedicato un tenerissimo “Al mio fratello gemello” – nella canzone Tre Parole riesce a infilare uno dietro l’altro - io non voto! [coretto estasiato: sììììììì!!!] - usiamo il sole - vogliamo acqua pubblica - andiamo al mare - parcheggi per tutti - comanda la casta - il ciarpame - feel the beat - tubo fuori serie - Santoro - stipendi troppo bassi - carta VISA Oro - non essere invidioso [passa qualche secondo e poi aggiunge, nel reppe italiano] E a sorpresa fanno capolino persino alcuni mantra della tradizione complottista, - il complotto - Nuovo Ordine Mondiale - la verità è che nessuno è mai andato sulla Luna [questa cosa gliela rivela un extraterrestre con la vocetta uguale a quella di Topo Gigio] Poi, certo, c’è la parte in cui Fabri Fibra ci fa il bimbominkia teledipendente anticonformista (che serve a vendere i dischi) - due linee parallele che viaggiano nello spazio infinito senza mai toccarsi l’una con l’altra come la figa e Marco Carta - ho sognato di condurre Striscia la notizia con Noemi Letizia - ho fatto un incubo scopavo Mara Venier lei stava sopra mi spezzava la schiena - Laura Chiatti me la voleva dare - questa gente che si fa tre tiri e poi ritorna con tre tapiri Buona porzione di egocentrismo oppure disagio sociale? - m’hanno creato a tavolino sono come un robot di plastica in camera di un bambino che all’improvviso rompe i giocattoli e fa un casino, la casa prende fuoco e poi crolla, era il mio scopo - vi distruggerò meglio se scappate, non potete capire - no ferma, ferma, andiamo troppo veloce la gente non capisce - mi temete come se fossi un folle - tu non sopporti vedermi andar su tu pagheresti per tirarmi giù - la gente vorrebbe ostacolarmi nel cammino come Babbo Natale nel camino - non mi passi in radio è come per un calciatore non andare allo stadio Non lo scaricate col peer-to-peer, Fabri Fibra ha persino elaborato un argomento logico a prova di bomba per annichilire qualsiasi ragione del download illegale. Il mio non è proprio un accanimento contro l’artista, ma una critica forte al basso livello musicale in cui versa la musica, specie in Italia. Ritengo questo genere musicale una forma di emersione dai margini sociali, fatta con una certa dose di forza, direi quasi una forma di bullismo. Il bullo di oggi non tende più a coprire un misfatto, è diverso dal vandalo di un tempo, cerca semmai di renderlo vistoso, ispirato dal desiderio di platealità. C’è la supposizione narcisista che l’importante sia farsi notare e non importa come. Sembra un modo di acquisire titoli di credito, nella società dello spettacolo. Dominati dalla Tv e da Internet, non ci resta che spettacolarizzare la vita. Si ha bisogno di figure ponte, che però il relativismo sociale ci sta facendo perdere. Il maestro, il genitore, il parroco, la comunità, il contesto. I mediatori cedono all’immediato. Resistono solo i mediatori creditizi. Da queste mancanze nasce la barbarie quotidiana. Oggigiorno vediamo comportamenti, accenni o volti, che sono il sintomo di una barbarie potenziale. Nella sfera privata si nasconde un intimo e profondo odio, un’ansia di nuocere e di rivalersi sul quotidiano. Sul vicino di casa, sull’ex coniuge, su un membro familiare, sul collega di lavoro. In certi sguardi torvi ci si può accorgere non solo del disappunto verso qualcosa che non piace, non soddisfa, ma qualcosa di più cupo e maligno. I drammi privati di un tempo, venivano riversati sul piano politico, facendosi concime per rivoluzioni, lotte sindacali e guerre. Ora è in atto una inversione di tendenza, quel che non piace a livello pubblico, si tende a riversarlo nel privato. Per intenderci, se il mondo va male, la colpa è del vicino che ha parcheggiato male la macchina, oppure ha arrecato offesa nei nostri confronti. La salvezza quindi sta nell’eliminazione del prossimo. Urge quanto prima una controtendenza, una controcultura. E la musica, influenzando la maggior parte della società, soprattutto i giovani, può e deve essere considerata un buon viatico.

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