Passa ai contenuti principali

IL CONGIUNTIVO, IL LINGUAGGIO E LA SCRITTURA. IDENTITA'

 


La lingua è la base del pensiero, più il linguaggio è povero, più il pensiero scompare. 


Le parole sono l’arma più potente che abbiamo, sono il mezzo attraverso il quale comunichiamo i nostri sentimenti, i nostri pensieri, con cui diamo un nome alle nostre paure, alle nostre sensazioni, ai nostri dubbi. Come possiamo comunicare e incidere sulla realtà, se non abbiamo parole per tradurre i nostri pensieri? Come possiamo far valere la nostra voce, se la nostra voce è muta perché non ha parole dalle quali attingere?

Il congiuntivo sta scomparendo dal nostro parlato. Il congiuntivo esprime una situazione ipotetica, è quindi il modo per formulare delle ipotesi, delle supposizioni, delle teorie. Pensare e parlare utilizzando sempre e soltanto l’indicativo, induce a ragionare soltanto in termini di certezze, a eliminare le supposizioni e i dubbi dal nostro modus mentale.

La nostra lingua abbraccia una visione meccanica della realtà, che privilegia la rapidità, la sinteticità, l’immediatezza, valori presi in prestito dal mondo dell’economia…
La cosiddetta sinteticità, oggi tanto osannata in ambito giornalistico, ha comportato una banalizzazione di questioni complesse: si scrive e si pensa in termini di bianco o nero e ciò esclude a priori tutte quelle complessità, quelle sfumature che non si prestano ad essere racchiuse in poche righe ad effetto. I testi non solo soltanto scritti male ma adottano un linguaggio infantile, offensivo per la scarsa considerazione che dimostrano di avere nei confronti del lettore medio. 

Che cosa possiamo fare? Curare la lingua, evitare inutili anglicismi, privilegiare giornali che proteggono la qualità dei loro scritti e concederci il tempo necessario perché alcune cose hanno bisogno del loro tempo, tempo per essere spiegate, apprese, assaporate, interiorizzate.

Commenti

Post popolari in questo blog

LA NOSTRA GENERAZIONE NON HA PERSO. E' STATA SOLO AGGREDITA PER ARROGANZA CULTURALE

La nostra generazione era tollerante. E non lo sapeva. E' arrivato il fluid gender e, di conseguenza, l’omofobia. In ambito musicale, per esempio, oggi è Fedez che fa clamore più per le sue esternazioni e dimostrazioni, che per la sua qualità musicale. Attenzionando la sensibilità per i diritti, oppure la pochezza dei contenuti politici. La mia generazione ascoltava e amava David Bowie e Lou Reed, e non si è mai posta il problema di che preferenze sessuali avessero. Non interessava, anzi, contenti loro e, in qualche caso, beati loro. Elton John, Freddy Mercury, George Michael. La mia generazione amava i Led Zeppelin, i Deep Purple, Neil Young, gli Eagles...senza porsi il problema dei testi che oggi sarebbero giudicati sessisti. Quando arrivò Boy George non ci chiedemmo se gli piacesse il maschio, la femmina o tutti e due. Ci godemmo semplicemente la sua musica. E quando Jimmy Somerville ci raccontò la sua storia di ragazzo di una piccola città, ci commuovemmo e cantammo insieme a

MORTE SU STRADA

A dimostrazione che non sempre muoiono i migliori, giunge notizia che Gino Strada sia giunto alla fine del cammino. A quanti ne piangono la morte, va il mio rispetto, piangono l'uomo capace di fondare Emergency, di creare tanti ospedali da campo, di aver dato asilo agli ultimi, ai disperati, ai malati. Ogni uomo ha la sua Storia, il suo vissuto e quasi mai ciò che si vede è. L'uomo ha un passato da picchiatore, massacratore comunista, tanto per dare il senso giusto alle parole, e il giusto peso alle azioni; l'uomo ha un nome di battaglia come tutti gli eroi "partigiani", perché è di un partigiano che parliamo ,nel senso più letterale del termine: di parte. L'uomo chiamato "chiave inglese" era quello che forte dell'assistenza di altri 9/10 criminali come lui, assaltava il primo Missino o presunto tale, ed a colpi di chiave inglese appunto, lo mandava all'ospedale, a volte in coma, a volte con traumi irreversibili a volte all'obitorio, co

L'INCAPACITÀ DI SAPER LEGGERE IL MONDO

Nel capitolo 19 de “Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi” – “I limiti della storia e della geografia” René Guénon spiega in che senso gli storici moderni non possono essere considerati affidabili quando parlano dei tempi passati e degli uomini che vi hanno vissuto. Essi, quando consultano le fonti storiche, ma anche quando analizzano reperti archeologici oppure opere d’arte, lo fanno con i filtri dei loro limiti intellettuali. Essi hanno perciò difficoltà a penetrare la mentalità degli uomini antichi, e spesso gli attribuiscono motivazioni del tutto moderne. Non solo, ma l’uomo antico aveva facoltà che l’uomo moderno ha perduto, e cercare di comprenderlo sarebbe come se un cieco cercasse di capire cosa sono i colori. Come se ciò non bastasse, essi non prendono in considerazione l’idea che il mondo stesso cambi con il passare del tempo, e certe cose che oggi sono impossibili un tempo non lo fossero. Tutte le volte che si trovano di fronte ad eventi che non sono in grado di spie