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VENI, VIDI, VIRUS

Dalla lettura di un antico manoscritto si ricava quanto segue. Siamo nel 47 a.C. e al Senato romano si tiene una importante seduta. L’argomento all’ordine del giorno è se allargare i confini dell’impero verso oriente, conquistando la regione sul Mar Nero denominata Ponto. Si trattava di un territorio molto ricco in natura. Le valli, bagnate da grandi fiumi, erano estremamente fertili, come pure la terra lungo la costa. Basti dire che alcuni anni prima da lì erano state portate in Europa le prime ciliegie. Inoltre, la parte orientale della regione era ricca di minerali, c’erano tra l’altro le celebri miniere di ferro dei Calibi. Era questa una popolazione della zona, cui viene attribuita l’invenzione della metallurgia. La discussione tra i senatori è vivace, ci sono pareri favorevoli ma anche contrari. Da un lato, oltre alle ricchezze della regione, vengono fatte presenti ragioni di sicurezza, di difesa dalle orde barbariche provenienti dalle regioni dove nasce il sole, che premevano ai confini dell’impero romano I pareri sfavorevoli o dubbiosi sottolineavano invece i costi e i rischi di una impresa che avrebbe portato l’esercito e poi il governo romano in regioni tanto lontane e sconosciute. E c’era anche chi ricordava le voci di viaggiatori che si erano avventurati nella regione, che riferivano di malattie nuove e sconosciute, molto contagiose e dall’esito implacabile. Discussi e vagliati i pro e i contro, alla fine la maggioranza si pronunciò per il sì alla spedizione. Al comando c’era ovviamente Giulio Cesare, capo dell’esercito romano. Il viaggio verso la meta era stato lungo e faticoso, non privo di pericoli in particolare a causa delle bande di ribelli locali che attaccavano nottetempo l’esercito che transitava nel loro territorio. Finalmente arrivarono alla meta, ai confini della regione da conquistare, e si accamparono in attesa di sferrare l’attacco agli avversari che si profilavano all’orizzonte. Avevano fatto un lungo percorso, la truppa aveva bisogno di riposo e Giulio Cesare decise di accamparsi e lasciar passare un paio di giorni prima dell’attacco. La decisione del comandante era dovuta anche al fatto che negli ultimi giorni diversi soldati si erano improvvisamente ammalati. I sintomi erano febbre elevata, dolori diffusi e soprattutto fatica a respirare. Nella notte due soldati ebbero un collasso respiratorio e morirono. Il capo della infermeria da campo, molto preoccupato, chiese di parlare col comandante. Secondo lui si trattava di un veleno (“virus” in latino “) che si aggirava nell’aria e che poteva contagiare rapidamente chi stava intorno. Giulio Cesare, pesati i pro e i contro, decise di sospendere momentaneamente l’avanzata. Inoltre, seguendo il suggerimento del capo infermiere, ordinò che ogni soldato si mettesse attorno alla bocca un fazzoletto (“sudarium” in latino) per evitare il contagio. Infine, per giustificare l’arresto della operazione militare, inviò un messaggero a Roma con un foglio (“charta”) da consegnare al presidente del senato. Il messaggio diceva sinteticamente “Veni, Vidi, Virus”, lasciando al messaggero il compito di fornire i particolari. Dopo 40 giorni, la situazione nel campo romano sembrava ristabilita. Giulio Cesare diede allora l’ordine di attacco alla linea nemica. L’operazione militare si concluse fulmineamente, con la completa e rapida disfatta dell’avversario. Fu allora che Giulio Cesare inviò a Roma il famoso messaggio : “Veni, Vidi, Vici”, che sottolineava la velocità dell’operazione Come si vede, il cosiddetto messaggio delle tre V non fu uno solo ma furono due. Questa è la verità storica.

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E' ARRIVATO IL NUOVO MESSIAH

  “La luce ha vinto e tutti i progressi del male del Mondo mai potranno cambiare il corso delle cose. Il solstizio d’inverno, il sole di natale, la luce invitta, aprono una speranza per gli uomini affranti da paura, timori e futuro incerto”. Sono parole di riflessione di Joseph Ratzinger espresse agli inizi degli anni sessanta, all’epoca poco più che trentenne. Per molti sono parole profetiche, in realtà si possono ritenere “da copione” per il finale di un film sulla pandemia attuale. Ammesso che si possa intravedere un finale alla situazione. Arriva il nuovo Messia, nei giorni in cui ricorre la nascita dell’ultimo messia mostratosi sulla terra, ma questa volta appare a noi, non più come uomo, ma in forma liquida. Esattamente come la società attuale, intesa da Zygmunt Bauman. Il progetto è lo stesso, duemila anni fa si diffondeva la parola di Cristo. Oggi si diffonde il vaccino della Pfizer, santificato dai media come soluzione salvifica, potrebbe però rivelarsi soluzione fisiologi

E' UNA PRESA PER IL CULO

Una ecatombe è in atto. Questo decreto, sulla dichiarazione di stato di emergenza per epidemia, che ora fa il giro del web, porta la data del 31 gennaio 2020. Non può essere una fake. E non può essere pure che la Cina non abbia potuto avvisare il nostro Governo. Un primo pensiero in testa, è che la Cina abbia potuto avvertire della pericolosità di questo virus, oppure, dato che casi di polmoniti anomale sono scoppiate sin dal 2018, nelle zone ormai tristemente note, si può pensare, che il male venga da molto lontano. Tutto lascia pensare che l'origine dei problemi sia da imputare ai vaccini, importati dalla Cina, il Nord ha fatto richiesta massiccia, e oggi i risultati sono questi. Il Governo ha commesso un gravissimo errore, di non farlo sapere, poiché ovviamente la campagna Si Vax era in atto in modo consistente, e quindi oggi siamo nelle mani dell'Aifa. Perché? Perché almeno in Italia è l'organo che autorizza la casa farmaceutica che produrrà il vaccino che le gonfierà

QUEL CHE E' STATO DELLA RAGION DI STATO

Come 42 anni fa, lo Stato ha sbagliato ancora. Quest’ultima parola sottolinea come lo sbaglio sia una costante in questo spazio temporale intercorso dall’assassinio di Aldo Moro alla Liberazione di Silvia Romano. Dal 9 maggio al 10 maggio passa un giorno lungo più di quattro decenni, in cui è racchiusa la fragilità di un paese ridotto alla canna del gas, in confusione oggi come allora, in cui si sono alternati almeno due ventenni contrassegnati da diverse forme di socialismo. Di fatto quella svolta che avrebbe voluto dare il presidente Moro all’Italia, lui in qualche modo l’ha data, non l’ha vista in tutte le sue sfaccettature. Probabilmente non avrebbe mai voluto andasse così. Allora dovevano vincere le istituzioni ed hanno vinto le brigate rosse. Lo dimostra il fatto che oggi, i carcerieri del presidente sono tutti liberi. Lo Stato avrebbe dovuto condurre una trattativa, doveva fare politica, perché di quello si trattava. Allora è prevalsa la Ragion di Stato, con la buona morte d