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FILIPPINO LIPPI, IL CELIBATO E LA DIATRIBA TRA VECCHIACCI

Filippo Lippi, detto Filippino Lippi per distinguerlo dal padre (Prato, 1457 – Firenze, 1504), è stato un pittore italiano. Così inizia una qualunque biografia su questo famoso pittore, allievo prediletto di Sandro Botticelli. Le origini di Filippino Lippi sono alquanto singolari, figlio del frate carmelitano Filippo Lippi e della monaca Lucrezia Buti. Come racconta il Vasari i due si erano conosciuti a Prato quando Lippi padre, occupato negli affreschi del Duomo, era diventato cappellano nel monastero di Lucrezia. Un giorno chiese alla madre badessa di poter ritrarre la giovane monaca in una pala della Madonna col Bambino e, ottenuto il permesso dopo qualche esitazione, dovette scoccare tra i due una scintilla, tanto che in occasione della processione della Sacra Cintola Filippo rapì la modella, con grande scandalo. Filippino nacque nel 1457, prima che i due si sposassero. Per riparare al fattaccio Cosimo de' Medici intercesse presso papa Pio II perché i due ottenessero una dispensa per potersi sposare. Anche se il matrimonio non avvenne - poiché, come riporta il Vasari, Filippo padre preferiva fare "di sé e dell'appetito suo" come gli pareva - i due convissero in una casa in piazza del Duomo, raccogliendo la grande tolleranza delle autorità religiose che, pur avendo tolto a Filippo l'incarico di cappellano, gli confermarono l'incarico per gli affreschi del Duomo, al quale l'artista lavorò fino al 1464. Si è partiti da questo excursus storico artistico, per affrontare l’attuale tema del celibato dei preti. La prassi della Chiesa primitiva sarebbe la pratica ordinaria della Chiesa ai tempi di Gesù. Ebbene, dai testi evangelici e dalle fonti dei primi secoli di cristianesimo si capisce che il sacerdozio e il matrimonio non erano considerati incompatibili. San Pietro, come si legge nel vangelo, aveva una suocera (e quindi anche una moglie). Alcuni apostoli e padri della Chiesa erano sposati. Dal Concilio di Nicea (325 d.C.) in poi la questione dell'incompatibilità tra vita matrimoniale e vita da prete viene più volte affrontata, fino ad arrivare al Concilio di Trento (1563), nel quale si dichiara che un prete cattolico regolarmente ordinato non può sposarsi né prima né dopo l'ordinazione sacerdotale. Di fatto, attualmente, molti preti cattolici sono sposati. Anche in Italia. Per esempio, i preti cattolici di rito orientale (greco-bizantino, siriaco) possono sposarsi prima di diventare sacerdoti. Anche il matrimonio dei sacerdoti anglicani sposati che sono ritornati in comunione con la Chiesa cattolica rimane valido. In Sicilia i comuni di Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano e Santa Cristina Gela costituiscono l’Eparchia di Piana degli Albanesi, ovvero una regione di rito cattolico bizantino; a Venezia è presente la più grande comunità armeno-cattolica del paese; in più di 30 città italiane vi è almeno una parrocchia di rito greco-cattolico della comunità romena. In tutte queste città non è raro trovare un prete che va a prendere i figli a scuola o fare due chiacchiere con la moglie del parroco. Anzi, in alcune di queste normalità è la norma visto che ci sono solo sacerdoti cattolici di rito orientale. In questi riti cattolici è previsto che un fedele sposato possa diventare anche sacerdote, senza però poter diventare vescovo. Non è previsto che chi è già sacerdote possa poi sposarsi. Come già detto, le Chiese cattoliche di rito orientale sono in piena comunione con il Papa e vivono la stessa fede della chiesa cattolica, pur conservando autonomia per quanto riguarda disciplina e consuetudine liturgica. Nell'autonomia della disciplina rientra proprio la possibilità di sposarsi e in seguito di diventare sacerdoti. Al punto 1580 del Catechismo della Chiesa Cattolica è infatti scritto: Nelle Chiese Orientali, da secoli, è in vigore una disciplina diversa: mentre i Vescovi sono scelti unicamente fra coloro che vivono nel celibato, uomini sposati possono essere ordinati diaconi e presbiteri. Tale prassi è da molto tempo considerata come legittima; questi presbiteri esercitano un ministero fruttuoso in seno alle loro comunità. Non esiste una stima ufficiale sul numero dei preti cattolici sposati. Probabilmente nel 2000 i sacerdoti sposati erano circa 4mila, su un totale di circa 260mila sacerdoti diocesani. Considerando che nel 2016 i sacerdoti diocesani sono 281mila, ipotizzando la stessa crescita numerica dei sacerdoti sposati, oggi potrebbero essere più o meno 4.300, ovvero circa l'1,5% del totale dei sacerdoti. Serve altro per spiegare il passo dei tempi, nel 2020? Resta solo una diatriba tra vecchiacci porporati e vestiti di bianco.

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