Passa ai contenuti principali

RECENSIONE : Un uomo senza Patria - Kurt Vonnegut

 


Un uomo senza patria

Kurt Vonnegut

Edizioni Bompiani

 

"È la fine di qualunque tipo di buona notizia. Il sistema immunitario del nostro pianeta sta cercando di sbarazzarsi degli esseri umani. Questo è sicuramente il miglior modo per riuscirci".

E’ una delle riflessioni sul mondo, che fa Kurt Vonnegut in questo suo libro, che dovete leggerlo come fosse un amico con cui confrontarsi. Attraverso l’analisi della società americana, specchio dell’occidente, inizierete a riflettere sulle condizioni in cui versa il nostro pianeta. Vi accorgerete come venti anni fa erano già attuali. Rifletterete come l’Iraq di ieri non sia poi tanto diverso dall’Ucraina di oggi. Come i governi siano impregnati di potere, ieri come oggi, e come sia netto il legame con le multinazionali, veri aghi della bilancia economica mondiale.

Dodici brevi saggi, raccolgono il manifesto di un uomo che non riconosce più la propria patria, poiché si ritiene troppo umano, in una società globale incattivita. Mi viene una riflessione mentre scrivo questa recensione. Il mondo è incattivito, per eccesso di morale. Nella storia la morale è sempre stata spacciata come un sistema di regole per vivere meglio insieme. Ma è la stessa storia a spiegarci come la morale sia la causa di un susseguirsi di società cattive, se è vero che le società, o meglio le civiltà, sono cicliche. In fondo, oggi, che cos’è il politically correct, se non quello che fino a ieri si poteva chiamare morale.

Un uomo senza patria fila via, nella lettura perché, breve, ma soprattutto perché ironico. La scrittura di Vonnegut è divertente, ed in un punto, Kurt afferma che l’umorismo è un modo per tenere lontane le cose orribili della vita, è un sistema di protezione contro la cattiveria. A ben ragione direi.

Godetevelo !!!    

Commenti

Post popolari in questo blog

LA REPUBBLICA DI UNO STATO SCONFITTO

Il 2 giugno 1946, nacque una repubblica di uno Stato, che non aveva convinzione. Quella convinzione è giunta sino ad oggi, manifestandosi nel malaffare, nella giustizia politicizzata. Oggi si fa presto a dire Repubblica. E si fa presto anche a dire democrazia e poi libertà, popolo e Costituzione., Tutti questi termini appaiono scontati alle nuove generazioni. Abitudini quotidiane il cui vero significato è, di fatto, sconosciuto. A essi ci si è fatta l’abitudine. Così come si fa l’abitudine al lavoro della Magistratura di una Repubblica di uno Stato debole come il nostro. Duecentosettantaquattro anni, è la somma di tutte le pene commisurate ai responsabili del disastro ambientale creato a Taranto, con l’Ilva. Imprenditori, dirigenti ed amministratori locali, tutti coinvolti. Così, ci si divide, come sempre, sulla colpevolezza o la presunta innocenza dei condannati. Ma se analizziamo le misure singole, la più alta condanna è di ventidue anni. Tre in meno della pena contrattata da Giov

L'INCAPACITÀ DI SAPER LEGGERE IL MONDO

Nel capitolo 19 de “Il Regno della Quantità e i Segni dei Tempi” – “I limiti della storia e della geografia” René Guénon spiega in che senso gli storici moderni non possono essere considerati affidabili quando parlano dei tempi passati e degli uomini che vi hanno vissuto. Essi, quando consultano le fonti storiche, ma anche quando analizzano reperti archeologici oppure opere d’arte, lo fanno con i filtri dei loro limiti intellettuali. Essi hanno perciò difficoltà a penetrare la mentalità degli uomini antichi, e spesso gli attribuiscono motivazioni del tutto moderne. Non solo, ma l’uomo antico aveva facoltà che l’uomo moderno ha perduto, e cercare di comprenderlo sarebbe come se un cieco cercasse di capire cosa sono i colori. Come se ciò non bastasse, essi non prendono in considerazione l’idea che il mondo stesso cambi con il passare del tempo, e certe cose che oggi sono impossibili un tempo non lo fossero. Tutte le volte che si trovano di fronte ad eventi che non sono in grado di spie

MORTE SU STRADA

A dimostrazione che non sempre muoiono i migliori, giunge notizia che Gino Strada sia giunto alla fine del cammino. A quanti ne piangono la morte, va il mio rispetto, piangono l'uomo capace di fondare Emergency, di creare tanti ospedali da campo, di aver dato asilo agli ultimi, ai disperati, ai malati. Ogni uomo ha la sua Storia, il suo vissuto e quasi mai ciò che si vede è. L'uomo ha un passato da picchiatore, massacratore comunista, tanto per dare il senso giusto alle parole, e il giusto peso alle azioni; l'uomo ha un nome di battaglia come tutti gli eroi "partigiani", perché è di un partigiano che parliamo ,nel senso più letterale del termine: di parte. L'uomo chiamato "chiave inglese" era quello che forte dell'assistenza di altri 9/10 criminali come lui, assaltava il primo Missino o presunto tale, ed a colpi di chiave inglese appunto, lo mandava all'ospedale, a volte in coma, a volte con traumi irreversibili a volte all'obitorio, co