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ANALISI PSICOLOGICA DEL PENSIERO COMUNE, TRA MANCANZA DI AUTONOMIA E SICUREZZA

 

Si pensi alla professione di blogger. E si cerchi di comprendere come, ci si immetta sul mercato virtuale dei social, ci si presenti con una idea, che verte a socializzare con gli altri, in modo del tutto capitalistico, perché più visualizzazioni riceve il blog e più soldi incassa il blogger. Dopo un determinato tempo, dall'enfasi della novità iniziale degli argomenti, si passa poi alla monotonia delle visualizzazioni, per finire all'odio verso il blogger. Una idea capitalistica, schiacciata dal socialismo virtuale, che alimenta odio attraverso la digitalizzazione dei tasti.

Durante la prima meta del XX secolo la sinistra poteva essere identificata effettivamente con il socialismo. Oggi il movimento è frammentato e non è chiaro chi possa essere chiamato precisamente una persona di sinistra. Quando parliamo di gente di sinistra noi abbiamo in mente principalmente i socialisti, i collettivisti, i caratteri "politicamente corretti", gli attivisti per i diritti delle femministe, dei gay, dei disabili e degli animali e simili. Ma non tutti quelli che sono associati con uno di questi movimenti sono persone di sinistra. Quello che noi vorremmo discutere non e tanto un movimento o una ideologia, quanto un modello psicologico o piuttosto una collezione di caratteri correlati. Così quello che noi consideriamo sinistra emergerà più chiaramente nel corso della nostra discussione sulla psicologia della sinistra. Le due tendenze psicologiche che costituiscono il fondamento della sinistra moderna vengono da noi definite come "complessi di inferiorità" e "sovrasocializzazione". I complessi di inferiorità sono caratteristici dell'intera sinistra moderna, mentre la sovrasocializzazione e una caratteristica solo di un determinato segmento della sinistra moderna; ma questo segmento e di gran lunga uno dei più influenti. Con "complessi di inferiorità" non ci riferiamo solo a quei complessi nel senso più stretto ma a uno spettro completo di tratti caratteristici correlati: bassa autostima, sensazioni di impotenza, tendenze depressive, disfattismo, sentimenti di colpa, odio di sé. Noi sosteniamo che le persone di sinistra tendono ad avere questi complessi (di solito più o meno repressi) e che questi sono decisivi nel determinare la direzione della sinistra moderna. Quando qualcuno interpreta come degradante quasi tutto quello che si dice su di lui (o sui gruppi con cui si identifica), noi deduciamo che soffre di sentimenti di inferiorità o di bassa autostima. Questa tendenza e marcata tra coloro che sostengono i diritti delle minoranze, appartengano o no ai gruppi minoritari che difendono. Essi sono ipersuscettibili alle parole usate per designare le minoranze. I termini negro, orientale, handicappato, o gallina per un africano, un asiatico, un disabile o una donna, non hanno in origine alcuna connotazione degradante. I termini "sguaiata" e "gallina" erano semplicemente gli equivalenti femminili di ragazzo, damerino, o compagno. Le connotazioni negative sono state associate a questi termini dagli stessi attivisti. Alcuni sostenitori dei diritti degli animali sono andati così oltre da rigettare la parola "pet" e insistere nel rimpiazzarla con "compagno animale". Gli antropologi di sinistra, per lo stesso motivo, evitano di dire, sui popoli primitivi, cose che possano essere interpretate come negative. Vogliono cambiare la parola primitivo con illetterato. Sembrano del tutto paranoici riguardo a qualsiasi cosa che potrebbe far pensare che la cultura primitiva sia inferiore alla nostra. I più suscettibili all'uso di una terminologia "politicamente scorretta" non sono gli abitanti comuni di un ghetto nero, l'immigrante asiatico, le donne violentate o le persone disabili, ma una minoranza di attivisti, molti dei quali non appartengono ad alcun gruppo "oppresso" ma provengono dalle classi privilegiate della società. La correttezza politica ha la sua roccaforte tra i professori universitari, persone cioè con un impiego sicuro, buone retribuzioni e, per la maggior parte, eterosessuali, maschi bianchi e provenienti da famiglie di classe media. Molti uomini di sinistra si identificano profondamente con i problemi dei gruppi che hanno un'immagine debole (donne), o di vinti (gli indiani americani), repellenti (omosessuali) e inferiori. Gli stessi uomini di sinistra percepiscono che questi gruppi sono inferiori. Non ammetterebbero questi sentimenti neanche con sé stessi, ma il vero motivo e che essi vedono questi gruppi come inferiori e li identificano con i loro problemi. Le femministe sono disperatamente ansiose di provare che le donne sono forti e capaci quanto gli uomini. Chiaramente esse sono dominate dalla paura che le donne non possono essere forti e capaci come gli uomini. Parole come "fiducia in sé", "sicurezza di sé", "iniziativa", "impresa", "ottimismo", ecc. giocano un ruolo marginale nel vocabolario liberale e della sinistra. L'uomo di sinistra e antindividualista, pro-collettivista. Egli vuole che la società risolva qualsiasi suo bisogno, prendendosene cura. Egli non possiede un innato senso di fiducia nella propria capacita di risolvere i suoi problemi e soddisfare i suoi bisogni. L'uomo di sinistra e contro il concetto di competizione perché, dentro di sé, si sente un perdente.

Le forme di arte che attraggono gli intellettuali moderni di sinistra tendono a concentrarsi sullo squallore, la sconfitta e la disperazione, oppure assumono un tono orgiastico, abbandonando il controllo razionale, come se non ci fosse alcuna speranza di risolvere ogni cosa attraverso la razionalità e tutto quello che rimane è l'immersione nelle sensazioni del momento.

Il codice morale della nostra società è così esigente che nessuno può pensare, sentire e agire in una maniera completamente morale. Per esempio, non si presume che si possa odiare qualcuno; tuttavia quasi tutti noi odiamo qualcuno in un momento o in un altro, sia che lo ammettiamo a noi stessi o no. Alcune persone sono così altamente socializzate che il tentativo di pensare, sentire e agire moralmente impone loro un pesante aggravio. Per evitare sensazioni di colpa devono continuamente illudersi sulle proprie motivazioni e trovare spiegazioni morali per sentimenti e azioni che in realtà non hanno una origine morale. Noi usiamo il termini "sovrasocializzato" per descrivere tali persone. La sinistra prende un principio morale accettato, lo adotta per suoi comodi, e quindi accusa la maggioranza della società di violare quel principio. Esempi: l'eguaglianza razziale, l'eguaglianza dei sessi, l'aiutare la povera gente, la pace come opposta alla guerra, la non violenza in generale, la libertà di espressione, l'amore verso gli animali; più essenzialmente il compito dell'individuo di servire la società e il compito della società di prendersi cura dell'individuo. Questi sono valori profondamente radicati della nostra società (o almeno della sua classe media e alta) da lungo tempo e che, esplicitamente o implicitamente costituiscono materia preminente per i principali mezzi di comunicazione e per il sistema educativo. Molti uomini di sinistra, specialmente quelli del tipo sovrasocializzato, di solito non si ribellano contro questi princìpi, ma giustificano la loro ostilità verso la società dichiarando (con qualche grado di verità) che essa non vive secondo quei princìpi.

Gli esseri umani hanno un bisogno (probabilmente biologico) per qualcosa che noi chiameremo il "processo del potere". Questo è strettamente collegato al bisogno di potere (che è ampiamente riconosciuto) ma non è la stessa cosa. Il processo del potere ha quattro elementi. I tre più chiari sono lo scopo, lo sforzo, e il raggiungimento dell'obiettivo che richiede uno sforzo, e ha bisogno di riuscire a ottenere con successo almeno alcuni si essi. Il quarto elemento è più difficile da definire e può non essere indispensabile. L’autonomia. L'autonomia come parte di un processo di potere può non essere indispensabile per ogni individuo. Ma la maggior parte degli individui ha bisogno di un grado più o meno grande di autonomia nel perseguire i propri obiettivi. I loro sforzi devono essere intrapresi su propria iniziativa e devono mantenersi sotto la loro direzione e controllo. Tuttavia la maggior parte della gente non deve sforzarsi come singolo individuo per questa iniziativa, per la direzione e il controllo. E’ sufficiente di solito agire come membro di un piccolo gruppo. Cosi se mezza dozzina di persone discute un obiettivo e intraprende uno sforzo comune che ha successo nell'ottenere quel dato risultato il suo bisogno per il processo del potere sarà soddisfatto. Ma se si lavora sotto rigidi ordini provenienti dall'alto, precludendo ai singoli ogni luogo in cui prendere una decisione o una iniziativa autonoma, allora il loro bisogno per il processo del potere non sarà soddisfatto. Si può dire la stessa cosa quando le decisioni sono prese su scala collettiva, se il gruppo che prende la decisione collettiva e cosi ampio da vanificare il ruolo del singolo. Oggi la gente vive più in virtù di quello che il sistema fa per loro o a loro che per quello che riescono a fare loro stessi. E quello che fanno per loro è fatto sempre di più dentro canali costruiti dal sistema. Le opportunità tendono a essere quelle che il sistema concede, ed essere sfruttate in accordo con le regole e i regolamenti, e perché vi sia una possibilità di successo devono essere seguite le tecniche prescritte dagli esperti. Ma per la maggior parte della gente e attraverso il processo del potere avere uno scopo, fare uno sforzo autonomo e ottenere il risultato che si acquisisce la stima e la fiducia in sé, oltre a un senso di potere. Quando non si hanno adeguate opportunità per passare attraverso il processo del potere le conseguenze sono noia, demoralizzazione, bassa auto-stima, sentimenti di inferiorità, disfattismo, depressione, ansia, sensi di colpa, frustrazione, ostilità, abuso di bambini e di coniugi, edonismo insaziabile, comportamenti sessuali abnormi, disordini nel sonno, disordini nell'alimentazione. I sintomi fin qui elencati possono essere presenti in qualsia- si società, ma nella società moderna industriale sono presenti su vasta scala. Non siamo i primi a sostenere che il mondo oggi sembra comportarsi come un folle. Questo stato di cose non e normale per una società umana. Tra le anomalie presenti nella società industriale moderna vi sono 1'eccessiva densità della popolazione, l'isolamento dell'uomo dalla natura, l'eccessiva rapidità dei cambiamenti sociali e il crollo delle comunità naturali di piccole dimensioni. E accertato che la sovrappopolazione aumenta lo stress e l'aggressività. Il grado di affollamento che esiste oggi e l'isolamento dell'uomo dalla natura sono conseguenze del progresso tecnologico. Tutte le società preindustriali erano in prevalenza rurali. La rivoluzione industriale ha aumentato a dismisura 1'estensione delle città e la proporzione della popolazione che vi vive, e la tecno- logia moderna industriale hanno reso possibile alla Terra di sostentare una popolazione sempre più densa. (Inoltre, la tecno- logia inasprisce gli effetti dell'affollamento perché pone un accresciuto potere disgregatore nelle mani dell'uomo. Per esempio, una varietà di strumenti produttori di rumore: macchine agricole, radio, motocicli, ecc. Se l'uso di questi strumenti non fosse limitato le persone desiderose di pace e quiete sarebbero mole- state dal rumore. Se il loro uso e limitato, le persone che adoperano questi strumenti sono frustrate dai regolamenti. Ma se queste macchine non fossero mai state inventate non vi sarebbe stato alcun conflitto e non si sarebbe generata alcuna frustrazione.)

Noi sosteniamo che la differenza è che l'uomo moderno ha la consapevolezza (largamente giustificata) che il cambiamento gli e imposto, mentre nel XIX secolo l'uomo della frontiera aveva la consapevolezza (largamente giustificata) di provocare i cambiamenti, di propria iniziativa. Cosi il processo del potere, nella nostra società, è spezzato attraverso una mancanza di scopi reali e una mancanza di autonomia nel seguire gli obiettivi. Ma si frantuma anche a causa di quelle spinte umane che non possono essere adeguatamente soddisfatte non importa quanto grande sia lo sforzo di chi si impegna per ottenerle. Una di queste spinte e il bisogno di sicurezza. Le nostre vite dipendono dalle decisioni prese da altre persone; noi non esercitiamo un controllo su queste decisioni e di solito non conosciamo nemmeno coloro che decidono (“Viviamo in un mondo nel quale, in proporzione, poche persone forse 500 o 100 prendono le decisioni importanti”, Phlip B. Heymann della Scuola di legge di Harvard, citato da Anthony Lewis, New York Times, 21 aprile 1995). Le nostre vite dipendono dal fatto che gli standard di sicurezza negli stabilimenti nucleari siano mantenuti adeguatamente; o da quanto pesticida viene ammesso nel nostro cibo o da quanto inquinamento vi e nell'aria; dalla competenza (o incompetenza) del nostro dottore. Perdere il lavoro o trovarlo dipende da decisioni prese dagli economisti del governo o dai dirigenti delle aziende; e cosi via. La maggior parte degli individui non è nella posizione di sentirsi sicuro di fronte a queste minacce se non molto limitatamente. La ricerca dell'individuo per la sicurezza è quindi frustrata, e porta a un senso di impotenza. Si potrebbe obiettare che l'uomo primitivo e fisicamente meno sicuro dell'uomo moderno, come è dimostrato dalla sua più breve aspettativa di vita; quindi l'uomo moderno soffre di meno quel grado di insicurezza normale per gli esseri umani. Ma la sicurezza psicologica non dipende dalla sicurezza fisica. Quello che ci fa sentire sicuri non e un livello maggiore di sicurezza oggettiva, ma un senso di fiducia nella nostra capacità di avere cura di noi stessi. L'uomo primitivo, minacciato da un animale feroce o dalla fame, può combattere in difesa di sé stesso o spostarsi alla ricerca di cibo. Egli non ha la certezza del buon esito di questi sforzi, ma non si trova indifeso di fronte agli aspetti che lo minacciano. L'individuo moderno, è minacciato da molti aspetti contro i quali è inerme: incidenti nucleari, sostanze cancerogene negli alimenti, inquinamento ambientale, guerre, aumento delle tasse, invasione del suo privato da parte di grandi organizzazioni, fenomeni economici o sociali di rilevanza nazionale che possono frantumare il suo stile di vita.

 

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