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PASSAGGIO DI SOCIETA'

"Io sono un uomo all'antica. Io appartengo al secolo scorso, anzi, che dico, al secolo delle crociate. Il mondo moderno, il mondo di oggi per me non c'è, non esiste. Non lo vedo, non mi piace. Detesto tutto di esso: la fretta, il frastuono, l'ossessione, la volgarità, l'arrivismo, la frenesia, le brutte maniere, la mancanza di rispetto per le tradizioni, le stupide scoperte. Per questo vivo per conto mio, in un mondo mio, da isolato. Un mondo per bene". Totò Per dirla tutta la storia dell’uomo presenta un passaggio continuo da un grado di civiltà ad un altro, poi all’eccesso, in fine alla barbarie. Per entrare in un’altra civiltà e compiere nuovamente il ciclo. A cavallo tra i due millenni e fino ad oggi stiamo attraversando un passaggio di civiltà, da un grado all’altro, che ci sta portando all’eccesso. Da una civiltà dialogica dove passato presente e futuro sono in perfetta relazione ad una civiltà subitanea, immediata, dove a dominare è il presente. Attraverso i nuovi apparati comunicativi. Il digitale sta modificando profondamente sistemi produttivi, mentalità, politiche e stili di vita. Gli influencer prendono il posto dei filosofi, ed il primo effetto di questa mutazione è lo sviluppo di una intelligenza sociale, che attraverso il pensiero comune, omologa le menti, a discapito di un progressivo smarrimento di comunicatività individuale. Eppure il dialogo umano, senza mediazioni tecnologiche, era ed è alla base dell’accrescimento della propria autostima, oppure allo sviluppo dell’empatia e più in generale dei sentimenti umani. Ieri il silenzio, con le sue riflessioni e le sue lettura ha avuto un ruolo potente nella esplosione di un nuovo concetto rivoluzionario, un nuovo pensiero. Oggi il soggetto social non vuole più vivere col proprio silenzio, ma vagheggia nelle infinite “certezze” dei motori di ricerca, strumenti comodi e gratuiti, tutt’al più accompagnati dagli amici smartphone. In una società, in cui salta il dialogo umano, dove finirà il discorso pubblico, considerato uno dei bastioni della democrazia liberale? Facile. Su una piattaforma digitale. Laddove il consenso si misura con un like o con un click. Tutto assume le fattezze di un gioco a quiz. Oggi anche i grandi temi politici ed etici rischiano di essere sintetizzati e dibattuti soltanto attraverso un si ed un no. Il tentativo di democrazia partecipativa, quale questo metodo, vuole assumere, rischia di trasformarsi nella democrazia digitale, si, ma “ignorantizzata”. La civiltà immediata non può che essere l’antitesi della civiltà delle mediazioni. Del resto il fondamento di ogni civiltà, la politica, è l’arte nobile della mediazione. Già un tempo l’occidente è stato sfidato dall’utopia leninista. E diciamo che da Rousseau in poi ogni tentativo di democrazia diretta è finito in malo modo. Mentre i detrattori della democrazia rappresentativa si trovavano combattere sviluppo ed innovazione, oggi, però, navigano con il vento in poppa verso la modernità globale. La metamorfosi attuale contrappone velocità a lentezza, immediatezza e mediazione e popolo contro establishment. Ecco gli elementi per una nuova cultura totalitaria sovratrutturata. Se quanto detto, alla fine di questa metamorfosi trova fondamento, l’incubo orwelliano si tramuterà in profezia. Ed i valori centrali della grande storia dell’Occidente, saranno ancora punti cardini della società, o ci si avvia, per dirla con Spengler al tramonto dell’Occidente? Dove la centralità dell’individuo rischia di essere soppiantata dalla centralità dello Stato, individuo vs classe dominante. Libertà e dignità dell’uomo vanno difese attraverso il risveglio della comunicatività umana. La pigrizia dei cittadini va contrastata con un ritorno al linguaggio culturale e non tecnologico. Più libri per tutti. Più riflessioni in se stessi, meno mediocrità sociale.

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