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STORIA DELLA CONTROCULTURA. NON SOLO '68

Come ho citato in altri pezzi, il 68 è stata l’ultima rivoluzione dell’Occidente. La società estetica fondata sul principio del piacere sulla realtà, è stato il sogno che ha percorso il 68, ma già nel 1941, Ugo Spirito, allievo di Gentile, inneggia al saper vivere ed al saper godersi la vita. Concentrandosi su se stesso, l’uomo si accinge a costruirsi la vita che più gli piace, sentendosi in piena libertà. Il primo esempio di occupazione sessantottarda avviene a Fiume mezzo secolo prima del 68. Nel movimento dannunziano si ritrova la ribellione all’autorità. Il potere all’immaginazione, l’attacco ai partiti, il giovanilismo e il radicalismo, la politica intesa come festa, la promiscuità sessuale, il libero amore, il primato dell’estetica. A Fiume nasce l’Unione degli Spiriti Liberi tendenti alla perfezione, che progetta il Castello dell’Amore dentro cui inscenare feste medievali. A Fiume si concentra la cultura; sbarca Marconi, Toscanini fa concerti, Marinetti effettua discorsi innumerevoli. Gramsci difende Fiume da chi lo ritiene luogo di perdizione e addirittura Lenin reputa D’Annunzio il più adatto a poter fare la rivoluzione in Italia. A Fiume si svolgono “convegni” notturni, sulle spiagge con feste dionisiache dove il vino è il carburante delle idee. Si fonda la Compagnia del Pelo, nipoti degli scapigliati e nonni dei capelloni. “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” nasce con D’Annunzio che infila un fiore nel moschetto parlando di Amore. Fiume fa da promo al 68, nel suo piccolo, un esempio di controcultura, finito in 100 giorni, passato da convegni orgiastici a botte di vino, a vera rivolta a suon di cannonate. La realtà disperse la fantasia al potere. Tutto ciò mi induce ad una riflessione: oggi un politico di riferimento, che organizza serate in casa, tra chiacchiere, chitarre, champagne e qualche bottarella, è amante della cultura dell’estetica o è giudicato da un paese intero, oltreché da i giudici perché immorale? Estratto da Sine Contracultura

Commenti

  1. La critica alla società del benessere é un buon regolatore contro gli estemmi, ma é anche nel linguaggio del sol dell’avvenir o del paradiso dopo la morte. In altri termini la domanda un po’ manichea è: pensiamo a stare il meglio possibile in questa valle di fatica e di lacrime, o ci ammazziamo (letteralmente)per creare un modo dove le future generazioni si godranno il sangue e il sudore che ci abbiamo messo? Anticipo una possibile risposta: non sarebbe meglio agire equilibratamente per fare del bene a sè stessi e anche agli altri nel presente e per il futuro?

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    1. Bisogna fare bene a se stessi per fare bene agli altri. Rivoluzionare se stessi per rivoluzionare il mondo con le idee

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